Lo guardava scavare e setacciare la sabbia da minuti, parecchi.
La faccia bruciata dal sole, le spalle larghe, le mani grandi, una borsa di tela un po’ logora a tracolla.
Alla fine gli si avvicinò e glielo chiese:
- Scusi, cosa sta facendo?
Lui alzò due occhi piccoli, di un nero stinto che annegava in due bulbi oculari giallognoli.
La guardò in silenzio per qualche secondo poi fece un respiro e rispose, quasi sottovoce, una voce arrochita dal vento e dall’acqua di mare:
- Sto cercando.
- E cosa cerca?
- Cose preziose.
- Cose preziose come braccialetti, anelli e orologi come quelli della mia mamma e del mio papà?
L’uomo sorrise.
Lei non avrebbe saputo stabilirne l’età.
Sembrava vecchio, ma non vecchio vecchio, solo vecchio. Detto una volta sola.
Fece un altro sospiro e nuovamente le rispose:
- No, piccola, cose molto molto più preziose che anelli o orologi.
La bimba ci pensò qualche secondo ma non le venne in mente niente di più prezioso degli orecchini d’oro della mamma, che quando andavano in vacanza la madre si preoccupava di avvolgere in sacchetti di stoffa e nascondere in cucina, in mezzo al riso o alla pasta, nel caso in cui fossero venuti i ladri.
- ad esempio?
chiese.
L’uomo le si avvicinò e si sedette accanto, sulla roccia liscia.
prese la sua borsa di pezza e ne allargò il foro in alto, chiuso con un laccio elastico, in modo che la bambina potesse infilarci lo sguardo e, volendo, anche una mano.
Ester ci buttò gli occhi avida e curiosa e infilò in fretta una mano.
Ne estrasse una manciata di oggetti.
Tappi di alluminio colorati, noccioli di pesca, macchinine, il braccio di una Barbie, un anellino di plastica azzurra, un soldatino di ferro arrugginito.
- uao. Sono bellissime, queste cose. Ma cosa sono?
Per la prima volta vide un sorriso sfiorare le labbra screpolate dell’uomo che la osservava attento.
-Vedi, piccola. Tu queste cose le trovi meravigliose. Ma se io le mostrassi ora ai tuoi genitori le guarderebbero con disprezzo, penserebbero che sono spazzatura e che per fortuna c’è qualcuno che ripulisce le spiagge da queste schifezze - così le chiamerebbero - e penserebbero che io sia un netturbino della sabbia o qualcosa del genere. Invece questi sono tesori sepolti da chissà quanti anni. Qualcuno come te, un giorno, l’anno scorso o quello prima o anche tanti anni fa, le ha dimenticate. O volontariamente sepolte sotto la sabbia. Le ha nascoste. Ha immaginato il momento in cui sarebbe tornato a disseppellirle e ritrovarle oppure il momento in cui qualcun altro le avrebbe trovate, per caso. Ha assaporato nella propria immaginazione il piacere della scoperta, la commozione del ritrovamento, la meraviglia dipingersi sul volto di qualcuno di sconosciuto che avrebbe trovato per caso questi tesori sepolti.
Ora.
Capisci dunque che la domanda giusta non è “cosa sono”, ma: “di chi sono, questi tesori”?
Ester ascoltava in silenzio.
Capiva.
Annuiva impercettibilmente.
Ci pensò sopra qualche secondo, poi rispose:
- Sono di chi le ha dimenticate o nascoste, no?
- Non esattamente - rispose il vecchio. - Sono di chi le trova. Ma solo se le guarda con meraviglia e gratitudine.
La bimba sorrise.
- Ho capito - disse.
L’uomo aprì meglio la borsa:
- Dai, coraggio, scegline una.
Ester tuffò lo sguardo all’interno della borsa e la vide subito: una biglia di vetro, blu e arancio, che luccicava debolmente.
La afferrò tra le dita e disse:
- Scelgo questa.
Il vecchio sorrise, di nuovo.
- E’ un ottima scelta - confermò. - Ne avrai cura?
- Certo. Lo prometto. E prima di partire la nascondo nella sabbia. Ma non le dico dove, così quando lei la troverà, potrà spalancare gli occhi e ricordarsi improvvisamente di me.
L’uomo si alzò e richiuse la borsa, con un gesto lentissimo.
Si sistemò il cappello di paglia sulla testa e fece un cenno del capo come a dire: brava, hai capito.
Si voltò lentamente e ricominciò a camminare lungo la spiaggia.
Ester lo guardo avviarsi e non disse più nulla.
Teneva tra le dita la nuova meraviglia di vetro e ne ascoltava la superficie liscia scorrerle nel palmo della mano.
Si sentì improvvisamente la persona più ricca del mondo.