spalmo con la mano destra la crema sulla schiena di irene che urla per il freddo e il dolore, leggero, ma fastidioso che va avanti da giorni.
mi ritrovo a desiderarne una anche io, di crema.
speciale.
per tutti quei minuscoli dolori impercettibili color malinconia che mi ritrovo addosso in certe sere in cui non so far altro che tornare a casa guardando le pozzanghere e chiedendomi in cosa ho preso dentro e quando mi son fatta male, che non me lo ricordo e non riesco mai a risalire all’origine di quel dolore minuscolo impercettibile color malinconia che mi ritrovo addosso in certe sere, si diceva all’inizio di questa frase.
una crema speciale, color pesca, che profumi, lieve, di gelsomino.
da applicare con piccoli movimenti circolari, dietro l’orecchio, ad esempio o nell’incavo del braccio, come si fa con i profumi e le acque di colonia.
sentirla penetrare lentamente, un po’ unticcia, sotto pelle, a curare le dimenticanze, le delusioni impercettibili di cose minuscole che non te ne accorgi ma ti hanno fatto male.
scoprirsi arruffata passando davanti al vetro di un negozio.
un punto non messo alla fine di una lettera.
dimenticarsi a casa il thermos col caffè.
il rumore fastidioso della forchetta di un collega sul piatto.
tutta questa incapacità di amare.
questa enorme, insopportabile, incapacità di amare.
una crema speciale per questo, mi son ritrovata a desiderare, stasera, per quel dolore minuscolo impercettibile color malinconia che mi ritrovo addosso, io, delle volte come questa.