1. acquaragia, sì, perchè.

    Wikipedia dixit:
    Anche se in modo improprio, viene detta acquaragia anche una particolare miscela di idrocarburi ricavati dalla distillazione frazionata del petrolio. Utilizzata comesolvente, soprattutto per cere e paraffine, ha più difficoltà nello sciogliere la resina. Essenzialmente è composta da benzina pesante, con o senza idrocarburi aromatici (nocivi, ma che migliorano il potere solvente).
    Ora.

    Questo posto qui si chiama acquaragia.
    Perché.
    Diciamo.
    La definizione della parola acquaragia contiene altre parole, che sono perfette per descrivere me. Cioè, parte di me. Magari, tipo, la parte di me che un po’ metto in questo posto qui.
    E le parole sono:
    improprio, miscela, frazionata, petrolio, solvente, difficoltà, sciogliere, resina, benzina, con o senza, nocivi, migliorano.

    Vorrei dire.
    Non è che capiti così di frequente di trovare qualcosa che, nella definizione, contenga così tante parole che uno si ritrova addosso come vestiti.

    Ecco.
    Poi.

    Poi ci sarebbe da spiegare l’odore della cantina di casa mia, che rimaneva appiccicato alle mani del mio papà, che se ne stava per ore rintanato lasssotto a far cose, coi trucioli di legno e arnesi vari che quando io scendevo mi sembrava di entrare nel laboratorio di uno scienziato come quello dei film o cose così e quando lui poi mi faceva una carezza mi rimaneva l’odore dell’acquaragia sulle guance e tra i capelli.

    Ma queste son mica cose che si possono spiegare.
    Si mettono in posti come questo, giusto perché non se ne scivolino via da qualche parte, giusto per non farle sparire nelle pieghe dell’esistenza come bic inghiottite dai cuscini del divano.
    Perché son cose che ce le si porta addosso sempre un po’.
    E sono cose belle, mica no.
    Magari a volte complicate.
    Ma.
    Tant’è.

    Tutto qui.

    (e comunque, anche senza tutto questo. È una bella parola. Mica si può dir di no)